COMUNICATO STAMPA
Firenze, 06 Dicembre 2003
CAC/3. DALLE OFFICINE GALILEO AL CAC. STORIA DEL PROGETTO PER IL CENTRO D'ARTE CONTEMPORANEA A FIRENZE
Le Officine Galileo a Rifredi.
Agli inizi del secolo scorso la campagna attorno alla zona di Rifredi è tutto un
fervore di nuovi insediamenti industriali.
Nel 1911, tre anni dopo l'arrivo nella zona delle Officine Galileo, risultano
già all'opera sei industrie metallurgiche, quattro chimiche e sei per la
lavorazione del legno, mentre la popolazione è più che raddoppiata rispetto a
quella del secolo appena trascorso.
È in questo fervore produttivo che si forma il primo nucleo (tredici campate per
complessivi 5.600 mq.) del padiglione "M" delle macchine utensili. Si tratta di
una struttura in ferro e vetro sostenuta da esili ed elegantissimi pilastrini in
ghisa realizzata fra il 1909 e il 1911.
Fra il 1914 e il 1918 viene invece definita la piazza triangolare sulla testata
sud dell'edificio, si costruisce il fabbricato della direzione e viene infine
ulteriormente ampliato il capannone meccanotessile con una struttura intelaiata
in calcestruzzo armato per complessivi ulteriori 5.800 metri quadrati.
Alla vigilia della prima guerra mondiale l'intero complesso, ivi compresi i
laboratori, gli alloggi degli operai, e i locali per la mensa, raggiunge
un'estensione di oltre tre ettari.
Nel primo dopoguerra, malgrado il generale stato di diffuso malessere, nella
zona di Rifredi si concentrano altre grandi industrie fiorentine (Manetti e
Roberts, Pignone, Superpila e, più tardi la stessa FIAT), ma le Officine Galileo
restano la presenza preminente in questa zona della città.
Mentre infatti gli abitanti del quartiere di Rifredi passano, dal 1921 al 1956,
da 9.680 a oltre 14.000, la forza lavoro delle Officine passa, nello stesso
periodo, da 100 a 3.300 unità.
Il periodo di maggior fulgore per la "Galileo" si ha fra le due guerre, con le
grandi commesse per la marina militare, fino a raggiungere un picco di 4.688
unità lavorative nel 1943, l'anno del tracollo militare del fascismo.
Nel secondo dopoguerra emergono i limiti della sua produttività. In un libero
mercato di massa e in un regime di libera concorrenza, di fronte ai colossi
industriali d'oltralpe, la produzione artigianale della Galileo è destinata a
tramontare.
Dopo i primi licenziamenti del 1959, con relative agitazioni di piazza, si
arriva ad un tracollo produttivo che porta l'indebitamento ad un punto di non
ritorno.
Nel 1971 l'esercizio finanziario della Galileo si chiude con un indebitamento di
oltre sette miliardi di lire.
La Montedison, proprietaria di fatto delle Officine fin dal 1964, affida nel
1975 a due professionisti di sua fiducia l'incarico per progettare un nuovo
insediamento residenziale nell'area di Rifredi.
Nello stesso anno il Comune di Campi Bisenzio approva una variante al proprio
piano regolatore con cui si approva il trasferimento, in un'area fra Campi
Bisenzio e Calenzano, delle Officine Galileo di Rifredi. La vendita dell'area in
questione per fini residenziali, viene indicata come l'unica possibile fonte di
autofinanziamento per la realizzazione del nuovo stabilimento a Campi Bisenzio e
il successivo rilancio produttivo e occupazionale.
Le ex Officine Galileo quale sede del Museo d'arte contemporanea di Firenze.
Un convegno organizzato dall'assessorato alla cultura sul tema "Una sede per
l'arte contemporanea a Firenze?", si svolge nel giugno del 1981 e vi partecipano
come relatori Giulio Carlo Argan, Franco Borsi, Paolo Portoghesi, Marco Dezzi
Bardeschi, Renato Barilli e Delfo Del Bino.
Gi interventi si soffermano soprattutto sulla necessità e sulle finalità che un
museo d'arte contemporanea avrebbe a Firenze. L'indicazione che emerge a
conclusione del convegno è quella della sede del Centro ormai chiaramente
identificata con l'ex Meccanotessile nell'area della Galileo: il recupero di
un'edilizia per lavoro e la testimonianza fra le più significative
dell'archeologia industriale della città.
L'allora assessore all'urbanistica, Franco Camarlinghi, sostiene il Centro
d'Arte Contemporanea da edificare nell'area delle ex Officine Galileo "per
conservare una parte di quello che è stato il luogo più significativo della
storia della classe operaia fiorentina in questo secolo, prevedendo di
collocarvi un'attività degna di quella grande tradizione".
Il progetto di fattibilità.
L'Amministrazione comunale fiorentina nel luglio del 1981 decide che il
Meccanotessile, ormai indicato come futuro luogo museale, dovrà essere salvato
dalle demolizioni e divenire sede del Centro d'Arte contemporanea il cui
progetto sarà affidato ad una équipe di architetti, prevedendo anche il
riutilizzo di varie strutture dell'ex Galileo e la razionalizzazione della
viabilità del quartiere. Viene così, nel settembre dello stesso anno, affidato
uno studio di "fattibilità", per la realizzazione di un Museo di Arte
contemporanea, agli architetti Vittorio Gregotti (capogruppo), Marco Dezzi
Bardeschi, Emilio Battisti e Marco Mattei.
Nella sintesi del "Progetto di fattibilità" presentato nel gennaio del 1982, si
sottolinea che lo spazio del Meccanotessile è già potenzialmente un luogo di
museo: la sua presenza storico-culturale e architettonica è un "messaggio
popolare chiaramente riconoscibile" e tutta l'area della ex Galileo può
diventare dunque, "un punto focale di estrema importanza in questo disegno di
riconnotazione culturale degli spazi urbani".
Gli interventi più significativi previsti dal progetto sono l'integrale
conservazione del Padiglione del Meccanotessile le cui parti risultano costruite
contestualmente, il riuso dei corpi di servizio a sud che con il Meccanotessile
delimitano l'attuale piazza triangolare attorno alla mensa aziendale che
potrebbe essere riutilizzata come servizio di ristoro, la conservazione dei
magazzini e degli uffici contigui a sud da adibire per l'accoglienza agli
artisti e agli operatori del Museo e quindi atelièr, foresteria ed altri servizi
collaterali, nonché la collocazione di strutture per le attività del Museo, come
il Centro di produzione e di allestimento, laboratori di restauro.
Il progetto prevede inoltre la realizzazione a est del Meccanotessile di un
nuovo Auditorium, una piazza coperta a sud ed una torre belvedere per uffici.
Nell'area a ovest viene prevista la costruzione di un vasto parcheggio.
I firmatari del progetto nell'intento di evidenziare il ruolo attivo,
propositivo ed essenzialmente produttivo della nuova istituzione ritengono
opportuno, anche tenendo conto del rapido avvicendamento delle forme espressive
artistiche degli ultimi decenni, di denominare tale istituzione "Centro d'Arte
Contemporanea" evitando di usare il termine improprio di "Museo" la cui
caratteristica prevalente è di documentazione e di conservazione.
Nel progetto vengono inoltre delineati i profili dei caratteri funzionali del
Centro le cui attività fondamentali dovranno essere la funzione espositiva
basata sulle mostre temporanee a carattere tematico, monografico e di rassegna;
la funzione conservativa basata sulla collezione di circa 2000 opere di
proprietà comunale dispersa in più sedi e la funzione chiamata di
teatralizzazione o di animazione che prevede manifestazioni artistiche di natura
"spettacolare" e di natura didattica.
Fra le strutture di servizio vengono previste una Biblioteca specializzata con
relative sale di consultazione, la fototeca, la cineteca e la videoteca con gli
appositi spazi per le proiezioni e un punto di ristoro come Caffetteria e Bar.
La Soprintendenza ai Beni Architettonici, il 22 luglio 1983 notifica la
declaratoria di notevole interesse architettonico del Capannone del
Meccanotessile e sue pertinenze e lo riconosce patrimonio monumentale
industriale. A dicembre dello stesso anno l'amministrazione comunale delibera di
affidare agli architetti, estensori del progetto di fattibilità, Gregotti,
Battisti, Dezzi Bardeschi e Mattei, l'incarico di compilare il progetto del
Centro d'Arte Contemporanea, da realizzarsi nell'area delle ex Officine Galileo.
Il gruppo di lavoro consegna, nel marzo del 1985, due progetti di massima
contraddistinti con la lettera A, per la soluzione indicata da Gregotti e con la
lettera B, per la soluzione proposta da Battisti, Dezzi Bardeschi e Mattei.
"Il primo progetto, contraddistinto con la lettera "A", parte da una "rimodellazione"
del terreno di pertinenza dell'edificio, creando un grande terrapieno lungo la
via Alderotti.
Il progetto "B", pur mirando allo stesso fine, cerca di ottenerlo più per
"addizione" di nuovi volumi che per sottrazione e alterazione di quelli
esistenti.
Il progetto "A" prevede per il complesso del museo, compresi impianti speciali e
servizi, un totale di 20.640 metri quadrati e 105.000 metri cubi. Il progetto
"B" prevede invece 24.500 metri quadrati per una volumetria complessiva di
121.299 metri cubi.
La storia recente.
L'amministrazione comunale nel 1988 affida l'incarico per la progettazione
esecutiva del primo lotto funzionale, che prevede il recupero integrale del
Meccanotessile, per una superficie di circa 10.000 mq. e l'avviamento del nuovo
museo ai quattro progettisti Gregotti, Battisti, Dezzi Bardeschi, Mattei, che
assieme avevano a suo tempo presentato il progetto di fattibilità del nuovo
Centro.
Nel maggio del 1990, su progetto esecutivo a firma di Battisti, Dezzi Bardeschi
e Mattei, si apre il cantiere per la costruzione del nuovo centro nell'area
delle ex Officine Galileo.
Nella relazione generale allegata al progetto del 15 luglio 1989 si legge che
gli interventi previsti in questo primo lotto sono finalizzati alla "...conservazione
e recupero integrale del padiglione ex Meccanotessile..." e alla "realizzazione
degli impianti tecnici indispensabili ad attivare e mettere in esercizio il
sistema del Museo d'Arte Contemporanea".
La superficie totale recuperata ed utilizzabile è di 9.550 mq. con l'attivazione
di uno spazio espositivo di circa 5.000 mq suddivisibile in due sezioni, di
1.400 mq. la prima e destinata alla collezione permanente del Museo e di circa
3.600 mq. la seconda destinata alle mostre tematiche e alle grandi rassegne.
Il nucleo centrale del progetto è la suddivisione del padiglione del
Meccanotessile all'altezza dell'ottava campata in cemento armato con una sorta
di Galleria Centrale di attraversamento che prevede la separazione della
struttura più propriamente museale e gli spazi espositivi dagli spazi didattici
e "produttivi" del Centro.
Alla Galleria si accede sia dallo spazio verde verso via Alderotti sia dall'area
triangolare sul fronte opposto dove dovranno essere realizzati un parcheggio ed
un giardino pubblico.
Localizzato nella manica laterale est del Meccanotessile il Museo d'Arte
Contemporanea basato sulla collezione permanente di opere, con i servizi
collaterali quali, la biglietteria, il guardaroba, il book shop, la sala di
attesa e i servizi di ristoro occupa una superficie complessiva di circa
1.400mq.. Dagli spazi destinati alla collezione del Museo si può accedere
direttamente alla grande sala delle mostre tematiche e delle rassegne temporanee
che occupa lo spazio con le colonnine in ghisa per una superficie complessiva di
circa 3.600 mq.
Sul lato ovest prospiciente la piazza triangolare dell'area delle ex Officine,
vengono ubicate dal progetto, per una superficie di circa 880mq., gli uffici
amministrativi, laboratori di restauro e il deposito delle opere non esposte.
A nord della galleria vengono realizzati gli spazi per le attività della Sezione
didattica del Centro quali una sala per conferenze e una sezione didattica
composta da laboratori, aule ed uffici per una superficie di circa 800mq.
suddivisi fra piano terra e soppalchi.
Sul fronte nord del Meccanotessile si trova l'area rettangolare destinata ad
ospitare le attività della Biblioteca, collegata con le altre biblioteche del
circuito cittadino, e del Centro di documentazione con una superficie globale di
circa 2.000 mq. suddivisi tra sala di lettura, salette di consultazione,
videoteca, emeroteca ed uffici amministrativi. (uc)