4/2/14 - La newsletter per "Ouch!" di Marco Lelio Menesini
Amicus certus in re incerta cernitur ....
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Ben Shalom Bernanke
(da http://en.wikipedia.org/wiki/Ben_Bernanke)

Gli impegni crescenti mi lasciano sempre meno tempo per i miei "elzeviri", questo però non significa che mi sia dimenticato di voi, cari amici di questo "Inner Circle" ! E allora, per farmi sentire, mi appoggerò alle notizie che i più attivi del nostro gruppuscolo mi fanno arrivare.

Cominciamo da Raffaele, il saggio ed insonne analista finanziario, che mi parla di "Helicopter" Bernanke: il discorso sarebbe lungo, ma lo  sintetizzo in quattro punti. Quando Ben Bernanke ha preso il timone nel 2006:

  1. la Fed aveva 834,6 miliardi dollari di attivo, la stragrande maggioranza dei quali erano costituiti da Buoni del Tesoro USA; attualmente i miliardi sono saliti a 4.100, la maggior parte dei quali appoggiati a garanzie ipotecarie... debolucce;
  2. il coefficiente patrimoniale della Fed (patrimonio netto diviso per totale attivo) era 3,22%; attualmente il coefficiente patrimoniale della Fed è solo 1,34 % e sta ancora deteriorandosi rapidamente; la Fed ha ora un margine sottilissimo a garanzia di un bilancio gonfio di crediti discutibili: come si può definirla una gestione responsabile ?
  3. il Dow Jones era a 10.954  e il governo degli Stati Uniti poteva prendere in prestito denaro a dieci anni al 4,57%; oggi il Dow Jones è a 15.699 e i Buoni del Tesoro Decennali rendono il 2,65 %; in conseguenza di ciò  moltissimi investitori (grazie ai tassi di finanziamento inferiori all'inflazione) si sono indebitati sino al collo e si sono buttati a leva nel mercato azionario... senza guardare troppo per il sottile; 
  4. .... ma la medaglia ha pure un'altra faccia: l'indice dei prezzi alimentari della FAO - ad esempio - è aumentato da 122 a 207 e la forza lavoro negli USA ha raggiunto il  livello più basso in molti decenni di consapevolezza e di valore politico, i salari reali sono crollati (tanto da spingere Obama a "promettere" un aumento forzoso del salario minimo da $7.25 all'ora a $10.10) ed insieme alla forte riduzione del costo dell'energia (Shale Gas & Fracking) permettono il rientro della produzione manifatturiera negli USA.

Dubito, che la "Dovish" Janet Yellen possa porvi riparo in tempo utile perché non mi sembra fatta della stessa stoffa di Margaret Thatcher né di Angelina Merkel. A questi quattro preziosi paragoni del prima e dopo Ben Bernanke, regalatimi da Raffaele, voglio aggiungere due cosette:

La prima è che ho letto oggi che Noam Chomsky afferma che le più ricche 85 persone al mondo posseggono quanto i 3,5 miliardi più poveri e che negli USA solo l'1% della popolazione contribuisce fattivamente alle decisioni politiche.

La seconda è che ho anche letto che gli esperti concordano che il default del governo degli Stati Uniti é inevitabile: questa è invece é una balla colossale, anche se il 2015 ce ne prepara delle sorprese !!!

In buona sostanza la creazione di trilioni di dollari appoggiati a debiti fittizi (attività a cui le Banche Centrali dedicano tutti i loro sforzi) compra solo tempo ! Le Banche Centrali (Fed, BoJ, BoE e l'esangue BCE) non ci provano nemmeno ad afferrare il Toro per la corna: mungere le mucche é per loro molto più redditizio. Insisto nel dire, che una volta arrivati i nodi al pettine, solo cibo, energia e tecnologie non copiabili avranno valore.
Quello che mi spaventa é la "ὕβρις" dei Grandi Banchieri, cioè ancora le Banche Centrali e, soprattutto, le Mega Banche così dette d'affari.
Venerdì scorso Giuseppe De Rita (Presidente del Censis, 85 anni ed 8 figli) intervistato da Giovanni Minoli a Radio 24 ha riportato le parole dette a Davos da un Presidente di una di queste Mega Banche, testualmente:"Noi siamo come Dio, Dio gestisce la costellazione delle stelle, noi gestiamo la costellazione finanziaria.". Se non ci credete, sentitevi la registrazione (Audio.Radio24.IlSole24ore.com) !

Vi riporto poi in calce una serie di considerazioni dell'amico Victor 3, attendendo i vostri commenti e, magari, anche i vostri contributi.

Marco


Vorrei sottolineare alcuni punti circa l'euro e la situazione economica italiana in generale. Non sempre il dibattito su questi temi è sufficientemente chiaro. Come tutti sanno o dovrebbero sapere, l'euro è nato con una debolezza intrinseca: si metteva in comune la politica monetaria europea ma non la politica fiscale; toccando la seconda si sarebbe inciso troppo in profondità sulle varie sovranità nazionali, in alcuni casi molto accentuate, ed i tempi non erano maturi per un tale salto "federalista". La scommessa (anche sul piano teorico) era che anche i paesi meno "virtuosi" avrebbero adeguato la loro politica fiscale a quella dei paesi più disciplinati (meno spesa inutile, meno evasione fiscale) proprio per beneficiare della politica monetaria comune - tassi di interesse più bassi, migliore circolazione dei capitali una volta ridotti o addirittura eliminati i rischi del cambio - con vantaggi evidenti per i Paesi meno sviluppati con prospettive di tassi di crescita, e di rendimenti per i capitali investiti, più accentuati.

E' successo che le cose non sono andate per il verso giusto, soprattutto per i Paesi mediterranei. Per quanto riguarda l'Italia, il berlusconismo ha implicato il privilegiare gli interessi personali ai fini del mantenimento del potere (quindi nessuna riforma strutturale di adeguamento alla maggiore apertura dei mercati, nessun controllo reale dal lato delle spese per non danneggiare o antagonizzare gruppi e corporazioni varie, molta "generosità" a favore dei ceti "amici" , nessun tentativo reale di limitare evasione e corruzione). La Spagna non ha saputo controllare la bolla speculativa immobiliare. La Grecia ha fatto tutti gli errori di cui sopra ed altri ancora, aggiungendovi poi la "ciliegina" di truccare i conti dello Stato.

Questo è il motivo per me è chiaro per cui l'euro nella sua attuale configurazione non può' tenere. Basta guardare la divaricazione dei tassi di inflazione e di crescita tra Germania e Italia per rendersi conto che l' Italia oggi - dopo 12 anni di euro - ha perso circa il 20% ed oltre della su competitività. Se i conti nazionali non fossero separati o se ci fossero meccanismi di ri-equilibrio tra le Regioni europee (vedasi il bilancio federale USA) si potrebbe anche andare avanti così ma in assenza di un salto di qualità (di tipo federalistico) dell'impianto istituzionale della UE il risultato non può' che essere quello di una messa in discussione dell'euro.

Tutta colpa della Germania quindi come troppo spesso anche da personalità autorevolissime viene sostenuto? Io non sono affatto sicuro. I tedeschi hanno soltanto continuato a fare i tedeschi e si sono illusi che altri li avrebbero imitati e forse essi stessi sarebbero stati felici di diventare un po' cicale. L' elemento di novità con cui ci si é dovuti confrontare è derivato dalla "mondializzazione", che ha significato l'abbattimento di molte barriere commerciali internazionali, una concorrenza accresciuta ed a volte sleale, lo spostamento di enormi risorse finanziarie e tecnologiche sopratutto in direzione Est (vedi anche le conseguenze della crisi USA -debito, guerre in Irak ed Afghanistan,disastrosa presidenza Bush ) ma anche verso altre regioni (America Latina , Africa). La Germania è corsa ai ripari perché così è nella sua natura e perché disponeva di una leadership più autorevole, più lungimirante, più competente; non così il Sud Europa che ha fatto finta che nulla fosse successo nel mondo ed in Europa.
La situazione interna all'Europa si è pertanto divaricata ancor più per il duplice ordine di motivi appena citato.
Oggi la Germania vuole mantenere - se non aumentare - il suo status nel mondo mentre i Paesi in crisi non sanno come uscire da una spirale perversa che li penalizza oltremisura: non vi è dubbio, infatti, che la crisi economica in corso abbia avvantaggiato la Germania anche al di là dei propri meriti (capitali che fuggono i Paesi a rischio ed arrivano a Berlino e dintorni a tassi negativi, euro sopravvalutato per noi ma sottovalutato per le merci tedesche) proprio nei confronti dei partner.

L'alternativa, viene suggerito, è quella che i tedeschi rinuncino quasi unilateralmente a tali vantaggi eccessivi e facciano prova di lungimiranza e solidarietà. Ma vista dalla Germania penso che la questione si ponga in termini leggermente diversi. Solidarietà nei confronti di chi: della dirigenza greca che trucca i conti dello Stato? solidarietà con Berlusconi e con i suoi accoliti che hanno messo in crisi il sistema produttivo italiano con una gestione dissennata e corrotta? Non pare che questa sia una prospettiva percorribile.
E se anche la dirigenza tedesca fosse incline a tale generosità, come non temere la reazione del popolo che pure a consentito notevoli sacrifici in proprio durante gli anni passati (riduzione di salati e dell'orario di lavoro) ? Solidarietà in cambio di che cosa o almeno con quali garanzie? I vantaggi andrebbero al popolo italiano e greco oppure nuovamente a delle elite già prive di qualunque credibilità.
Ecco quindi che da parte di Berlino si moltiplicano le richieste di vincoli e parametri controllabili
da parte dell'UE con l'inevitabile conseguenza della rinuncia a fette importanti di sovranità nazionale.

Siamo pertanto ad una svolta: o una maggiore integrazione di tipo federale o la messa in discussione di pezzi importanti dell'integrazione europea. Tertium non datur!

Per l'Italia mi pare ci sia poco da farsi illusioni. La nostra crisi prima e più che economica è culturale e morale, dura da tanto tempo ed il berlusconismo è stato il suo apogeo e la sua manifestazione più eclatante. Ne viviamo ancora i riflessi con affermazioni del tipo "la luce in fondo al tunnel" e simili. In realtà nessuno dei nodi del Paese è stato ancora affrontato. Letta, Napolitano e corifei vari sperano solo di agganciare la ripresa internazionale o in qualche concessione (elemosina) tedesca, facendo nessuna o pochissime rinunce dei privilegi, acquisiti nel tempo e non più sostenibili, dei gruppi di interesse che rappresentano.
La crisi è culturale perché abbiamo creduto di essere diventati bravi e capaci come gli altri e che quindi potessimo smettere (come società nel suo complesso) di studiare, lavorare, competere migliorarci come avevamo fatto nel dopoguerra; abbiamo pensato di poter "vivere di rendita" rinchiudendoci ed ignorando quanto succedeva nel mondo.
La crisi è morale perché il Paese è preda del cinismo e dell'avidità di una elite senza identità nazionale, senza qualità e senza idee: come i casalesi sversa a casa propria rifiuti tossici incurante della propria gente, del proprio territorio, del proprio futuro.

Da dove ripartire?
Mi pare indubbio che si debba ripartire, in positivo, dalla scuola, dall'istruzione e dall'educazione (anche civica e domestica, come ai bei tempi).
In negativo, dalla lotta contro gli sprechi (che provocano una malsana distribuzione di risorse sempre più scarse), la corruzione, e l'evasione fiscale: come è possibile fondare un Paese con una identità propria e con la necessaria coesione quando tutta la borghesia (nel suo complesso, salvo lodevoli eccezioni), che ne è comunque la spina dorsale, vive e prospera nella debolezza e/o nell'assenza dello Stato e ha un proprio distinto peculiare preponderante interesse proprio acchè lo Stato sia inefficiente e screditato?

Bisogna creare una nuova classe dirigente che sappia investire nelle nuove tecnologie (energie pulite e rinnovabili in primis) e che sia capace di fondare un nuovo patto sociale condiviso.

Victor 3

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