THETIMES
un giornale per scherzo, ma con scritti esclusivi dei collaboratori di "Ouch!"...

1 - 1/2/14

Le memorie di Jim
Carola Ferruta

Mi chiamo Jim e sono un Fox Terrier a pelo ruvido.
Sono nato in Inghilterra in un allevamento e ho un bellissimo pedigree.
Non mi ricordo chi mi ha portato in Italia perché ero troppo piccolo.
Mi ricordo che mi sono trovato in una casa con tre scapoli o, come si dice ora, tre single.

Nicola era un omone grande e grosso. Mi pare che si occupasse di assicurazioni, stava fuori tutto il giorno e la sera era stanco.
Mi portava raramente a fare giretti.
Renato era più simpatico, gli piaceva scherzare, mi portava spesso fuori e mi coccolava un po'.
Non mi ricordo che lavoro faceva, ma la sera tornava sempre a casa.
Ma il mio preferito era Felice. Non so perché, ma per lui avrei fatto di tutto. Felice mi ha insegnato a fare un sacco di giochetti, dare la zampa, fare "l'omino" e un piccolo esercizio che se non fosse stato lui a insegnarmelo non avrei provato nemmeno a tentare di impararlo. Mi metteva un bocconcino sul naso e diceva una tiritera che finiva con "bum" e al bum io davo un colpo con naso e riprendevo il boccone al volo. Era duro stare con del cibo sul naso per dei minuti che mi sembravano eterni, ma per Felice avrei fatto ancora di più. Felice mi tosava e mi faceva il bagno e io stavo buonissimo, ero convinto che da lui non potevano venire altro che cose buone. Era un ingegnere, mi ricordo, parlava poco, ma aveva mani molto dolci.

Stavo bene in quella casa. La mattina arrivava la Bettina che faceva le pulizie. Aveva degli utensili che sarebbero stati degli ottimi strumenti di gioco, ma se solo mi avvicinavo, la Bettina mi scacciava in malo modo. Però, quando si avvicinava l'ora di preparare il pranzo e la Bettina andava in cucina, mi arrivava sempre qualche cosina buona. Poi spariva tutto, anche la Bettina. Non restava altro che aspettare che qualcuno tornasse. Nicola tornava di rado, ma gli altri due venivano sempre a pranzo ed erano molto contenti di quello che aveva preparato la Bettina (quasi sempre) e così mangiavamo insieme e poi si andava a fare un giretto. I pomeriggi erano un po' noiosi perché stavo da solo, ma il giorno che gli umani chiamano Domenica, Felice mi portava fuori in macchina ed era una cosa entusiasmante. Con i finestrini aperti, il vento mi faceva volare le orecchie e mi portava tanti odori nuovi e mi ricordavo di essere un cane da caccia e sentivo che mi sarebbe piaciuto tanto correre in un prato verde e fresco.

I miei tre umani single avevano più volte affermato di essere negati per il matrimonio, dicevano di stare bene così ecc ecc  Invece....
Il primo ad andarsene fu Nicola. Aveva conosciuto una ragazza durante i suoi viaggi per le assicurazioni. Decise di sposarla e se ne andò.
Il secondo fu Renato e conobbe sua moglie proprio a causa mia.
Mi portava lui quel pomeriggio a fare il giretto e io vidi una graziosissima cagnetta piccina, tutta bianca che aveva un buonissimo odore e cominciai a tirare fino a che non me la trovai a portata di naso. La cagnetta aveva un fiocchino rosa e un guinzaglio rosa. Dall'altra parte del guinzaglio c'era una signora molto elegante con i capelli rossi e un cappellino alla moda. Renato salutò la signora molto educatamente e poi accennò al fatto che se i loro cani avevano fatto amicizia....potevano farla anche loro due....o no?
Renato però era abbastanza radicato nel suo stato di single e passò ancora molto tempo prima che se ne andasse dalla casa. Poi dovette cedere, ma prima di andarsene disse che gli avevo combinato un bel guaio!

Così rimasi solo con Felice, il mio preferito e si stabilì un' intesa perfetta. Eravamo sempre insieme anche in vacanza al mare e nuotavamo e andavamo in barca e ci siamo tanto divertiti con palline e giochi di tutti i tipi. Poi ci fù una mezza tragedia. Ero talmente contento di uscire che, molto stupidamente, appena Felice aprì il portone, corsi fuori senza guinzaglio e cominciai a correre sul marciapiede. Proprio i quel momento passava l'accalappiacani. Felice non fece a tempo a intervenire e io mi ritrovai al canile municipale.
Ci passai due giorni orribili prima che mi liberassero e tornai a casa col cimurro. Il cimurro era una malattia tremenda. Sembra solo  un grosso raffreddore, ma pensate a quanto è lungo il naso di un cane  rispetto a quello dell'uomo e capirete quanto si sta male. Respirare era molto faticoso e mi sembrava proprio di non farcela.
Felice mi ha curato con molta pazienza e mi ha guarito. E tutti hanno detto che era una specie di miracolo, perchè a quei tempi di cimurro si moriva. Io credo sia stato anche l'affetto che ci legava e che non volevamo lasciarci.

Poi un giorno Felice mi portò in una casa che non conoscevo. In quella casa c'era odore di gatto, ma il gatto non c'era, almeno non l'ho trovato, anche se l'ho cercato a lungo. Mi hanno detto poi che il gatto che si chiamava Mignin, usciva dalla finestra tutte le volte che entravo io dalla porta. Quando mi sono stancato di cercare, mi sono interessato agli umani e c'era una brunetta che mi è parsa carina, però voi sapete che ho un metro molto canino per giudicare gli umani. Io, come tutti i cani, vivo in un mondo di odori e per me "carina" vuol dire che aveva un odore abbastanza simpatico. Ho rivisto spesso quella brunetta e la domenica veniva con noi in macchina e facevamo le passeggiate insieme.
Mi voleva bene e mi diceva che ero bello. Effettivamente sono tutto dentro nei parametri dello standard del Fox Terrier: la coda corta e diritta, la pezzatura nera sulla schiena, sfumature di rosso sulle orecchie, l'andatura un po' rigida, molto elegante come se camminassi in punta di piedi. Felice quando mi tosava mi lasciava i "pantaloni" e mi pettinava la barba in avanti così il mio muso sembrava quadrato, proprio come nelle foto dei cataloghi. Aveva ragione quella ragazza a dire che ero bello.

Un giorno ci fu un cambiamento radicale. Mi trovai in una casa nuova con Felice e la brunetta e non vidi più la Bettina.
La mia cuccia era sempre la stessa e qualche odore della vecchia casa ci aveva seguito e io feci presto ad abituarmi. Poi non stavo più da solo il pomeriggio. La signora bruna che si chiamava Jolanda passava con me tantissimo tempo e mi faceva un sacco di coccole.
Abitavamo al 5° piano e per tutto il giorno sentivamo il rumore dell'ascensore andare su e giù, ma io non ci facevo caso, solo quando era Felice a prendere l'ascensore io mi svegliavo completamente e andavo sulla porta ad aspettarlo.
E tutti dicevano: "ma come fa?!" E che c'è di speciale...Sono un cane, no?! 

Poi arrivò una cosa che non avevo mai visto prima: una cosa piccina con una grande voce.
Mi dissero che era una bambina e che dovevo volerle bene. Le ho dato un annusatina per buona educazione, ma la sua voce mi dava un po' noia. Decisi che non era interessante e me ne tenni lontano...
Ma dopo un po' di tempo la bambina pretendeva di toccarmi, tirarmi le orecchie e giocare con me. Io avevo già qualche annetto e le manine della bambina erano un po' appiccicose. Non avevo voglia di giocare e poi c'era una cosa che mi riesce difficile confessare: ero geloso.
Quella cosa che sapeva di latte, sempre in movimento e con una voce potente, una roba di nessun interesse, era invece il polo di attrazione di tutti, ma proprio di tutti. Anche di...Felice. E questo proprio non mi andava giù.

Un giorno feci capire chiaramente che se non mi toglievano di torno quella bambina prima o poi le avrei dato un morso.
Ci fu un gran discutere in famiglia. Poi mi misero in macchina e si fece un lungo viaggio.
Si arrivò in un'altra città. In un'altra casa, con altri umani che mi fecero un sacco di complimenti.
C'era anche un bel giardino e nel giardino una cagnetta della mia razza che meritava una certa attenzione.
Mentre corteggiavo la cagnetta, Felice e Jolanda risalirono in macchina e se ne andarono.
Io non li vidi più.
Ora, da tempo sono nel paradiso dei cani.
Se penso a Felice mi viene un po' di malinconia, ma gli voglio lo stesso tutto il bene che c'è nel cuore di un cane.

Dovevo a Jim questo omaggio.
Felice era mio padre e Jim il suo cane. 
Carola

Ai sensi della Legge 62/2001, questa pubblicazione non è una testata giornalistica in quanto redatta e trasmessa senza periodicità, ma è comunque protetta dalla Legge 633/1941 sul diritto d'autore: il contenuto di questo sito e di qualsiasi suo contenuto non può quindi essere utilizzato, pubblicato, distribuito, venduto o riprodotto in alcuna forma, sia stampata che elettronica, nemmeno parziale, senza una preventiva autorizzazione scritta di Carlo Luigi Ciapetti.

© Copyright 1997-2014 Carlo Luigi Ciapetti - P.IVA 01519220485

comunicazione prevista dall'art.35, comma 1, del DPR 633/72 nella formulazione di cui all'art.2, del DPR 404/01