16/3/14 - La newsletter per "Ouch!" di Marco Lelio Menesini
Col passare dei giorni si vede più lontano...
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Vediamo cosa è successo nelle due o tre settimane dall'ultima newsletter, un percorso irto di ostacoli e povero di promesse...

Il 24 Febbraio scrivevo, con riferimento alla mia precedente newsletter, appena fatta circolare con "Ouch!"...

La chiave di lettura (che volevo serbare per un successivo intervento, ma... me ne é passata la voglia) é assai semplice:

  1. La crescita infinita, iniziata dopo la Seconda Guerra Mondiale e sulla quale sono stati fondati sia il nostro modo di vivere che tutti i nostri conseguenti valori, vede già spuntare all'orizzonte la sua fine: gli ottimisti parlano del 2050 e i pessimisti del 2030, ma comunque é ormai solo questione di tempo.
  2. I padroni del vapore sono stati i primi ad averne la certezza e, di conseguenza, si sono messi a studiare come frenare questo "sviluppo scellerato", optando - per ora - verso uno strozzamento economico-finanziario, ovviamente ben mascherato per evitare di sconvolgere la gente qualsiasi, loro principale risorsa da sfruttare.


( tratto da http://www.bastaitalia.org/il-mito-della-crescita-infinita/ )

Insomma: le Banche Centrali e le Mega Banche d'affari... ci strangolano per il nostro bene ! E lo faranno con dolcezza, ma senza tentennamenti.
Da questa operazione umanitaria stanno già traendo qualche vantaggio, ma contano di esserne ricompensate ancor più nel futuro.
Ci saranno poi figli, figliastri e cani randagi nella spartizione delle risorse residue, ma questi sono dettagli: ve li svelerò in seguito, per ora non voglio... sciuparvi la sorpresa.

Il giorno successivo lessi su Roma Today "Renzi e Mussolini. Ascesa di due giovani leader"...

Già, le strane coincidenze... Il 29 ottobre 1922 Mussolini ricevette con un telegramma l’incarico di formare il governo.
Giunto a Roma il giorno successivo, presentò al Re la lista dei ministri, comprendente - oltre ai fascisti - anche nazionalisti, popolari, liberali, democratico-sociali e due generali: essendo nato il 29 luglio 1883 aveva 39 anni...


( tratto da http://freeskipper.blogspot.it/2014/02/avanti-renzi-dopo-il-loden-e-la.html )

Passarono due giorni e dopo aver letto una serie di articoli - The Guardian, Earth Policy Institute (1), e (2), Les Echoes, The Conversation, Financial Times, PotashCorp - mi venne in mente una domanda...

Ma... se arriva una crisi agraria in Cina, chi sfamerà gli 1,4 miliardi di cinesi ?
L'ultima riunione del G20 a Sydney é stata particolarmente ottimista: alla fine si é deciso che il GDP mondiale debba avere un incremento addizionale del 2% nei prossimi 5 anni, quindi un incremento del 3.75% nel 2014 e 4.00% nel 2015. Insomma, lo spettacolo deve continuare, costi quel che costi, alla faccia dei profeti, che invitano l'umanità al risparmio delle già esauste risorse fondamentali del pianeta Terra.
A quanto pare tutti si sono dimenticati delle crisi di produzione granaria degli anni '30 nel Midwest Americano (granaio degli USA) e degli anni'60 in Siberia (granaio dell'allora URSS): in ambedue i casi Madre Natura si ribellò allo sfruttamento selvaggio del territorio, con la conseguenza che la popolazione di 10 stati americani fu ridotta ben sotto la soglia di sussistenza e costretta a migrare verso la California per sopravvivere mentre per la Russia l'aiuto americano fu pagato con l'inizio della perdita dell'impero sovietico.
Ora all'orizzonte si sta profilando qualcosa di molto simile, ma in scala assai maggiore - da qualche decina di milioni, a un centinaio ad un miliardo di esseri umani coinvolti - perché la Cina per decenni ha inquinato, trascurato e misconosciuto le sue risorse agrarie, per di più non vergini come quelle americane e russe, essendo già state sfruttate da un paio di millenni: le priorità sono state infatti rivolte verso lo sviluppo manifatturiero (bacini idroelettrici per aver più energia, fumi e scarichi senza norme e controlli, spopolamento delle campagne, indifferenza verso la protezione territoriale) cui si é aggiunto l'arricchimento della dieta carnea (il 50% delle carni suine mondiali é consumata in Cina) con un vertiginoso aumento della necessita di mangimi.


( tratto da http://www.ft.com/intl/cms/s/0/6025b7c8-92ff-11e3-8ea7-00144feab7de.html#axzz2vkedfTG6 )

Arrivando alle nude cifre, se nel 2006 la Cina esportava 10 milioni di tonnellate di granaglie, nel 2013 ha dovuto importarne 22 milioni, con un aumento del consumo interno aumentato di 17 milioni l'anno (l'intera Australia ne produce 24...) !!! La Cina si é quindi data da fare, acquisendo aree agricole in tutto il mondo (in Africa, in America del Sud e persino il 5% dei territori agricoli dell'Ucraina), ma queste sono solo briciole e poi restano i problemi della raccolta e del trasporto.
Al tempo stesso la produzione mondiale di granaglie ha avuto un picco di 1.800  milioni nel 2008, per poi declinare.
Il resto del mondo - soprattutto gli USA, che pesano per un terzo di questa produzione - potrà soccorrere la Cina, ma certi salvataggi hanno sempre un prezzo alto da pagare e la seconda potenza economica mondiale, che ha accumulato 2,7 trilioni di dollari di crediti liquidi, potrebbe far assai presto a spenderseli.. E, dopo, che ne sarà di questa crescita mondiale ?
Il capitalismo afferma, negli incontri di massimo livello, che "C'è troppa gente a questo mondo !": lo dice anche Paul Craig Roberts...

E si arriva al 3 Marzo: sta per finire il Carnevale...

Una vera sorpresa: il gioco inventato dalla BCE per spiegare alcuni concetti, come inflazione, iperinflazione, deflazione e stabilità dei prezzi.


( tratto da http://www.ecb.europa.eu/ecb/educational/inflationisland/html/index.it.html )

Cartone animato di ottima fattura, corredato di commenti musicali acconci, chiarisce i principi fondanti della politica monetaria della BCE più di tutti i discorsi di Draghi, di tutte le minacce di Schauble e dei saggi e sapienti consigli di Jens Weidmann, Presidente della BundesBank: in altre parole, il massimo del disastro é rappresentato dall'iperinflazione, che fa apparire anche la deflazione (che stiamo vivendo) come il male minore.
Ma sta per toccare il culmine il Carnevale e quindi consoliamoci con le disgrazie altrui, senza pensare alle nostre, magari cantando l'inno della Goliardia: "Gaudeamus igitur / Juvenes dum sumus. / Post jucundam juventutem / Post molestam senectutem / Nos habebit humus."...

9 Marzo: le riflessioni della domenica...

A furia di crescere e di sperperare siamo arrivati a intravedere il fondo del barile e questo vale per molte cose: acqua potabile, cibo di base, possibilità di rigenerare l'inquinamento e disponibilità di risorse energetiche. Ed è di queste ultime che voglio oggi parlare.
La produzione di petrolio greggio è cresciuta di circa l'1,5% all'anno fra il 1995 ed il 2005,  poi la Grande Depressione dei Paesi Avanzati ha controbilanciato le crescenti necessità di quelli in via di sviluppo.
I consumi mondiali sono attualmente a 105 Milioni di barili al giorno, l'Opec fa da stanza di compensazione e le uniche rilevanti quantità produttive aggiunte provengono dai residui liquidi del Gas Naturale, dalle sabbie bituminose e dal petrolio di scisto.
La produzione di petrolio greggio è fortemente concentrata in pochi Paesi e, cosa ancor più grave, in pochi enormi giacimenti: sono circa 100 i giacimenti che producono il 50% del totale, 25  ne producono il 25% ed uno solo - Ghawar in Arabia Saudita - ne produce circa il 7%.
Gran parte di questi giacimenti giganti sono relativamente vecchi e molti hanno superato da un pezzo il loro picco di produzione: a detta degli esperti del settore potrebbero entrare in phase out entro il prossimo decennio e per di più - a causa dello sfruttamento tramite diramazioni orizzontali - potrebbero esaurirsi assai bruscamente. 
La possibilità di trovare altri giacimenti giganti appare remota allo stato attuale delle informazioni disponibili, dopo che le grandi compagnie petrolifere hanno spinto la ricerca di nuovi pozzi oltre ogni ragionevole limite, spendendo cifre enormi (ben oltre i 1,5 trilioni di dollari) solo negli ultimi 5 anni: per far questo si sono venduti anche la camicia e le mutande di riserva, arrivando a farsi prestare dalle Banche anche i soldi per continuare a pagare i dividendi agli azionisti, che in questo settore non hanno la consuetudine di lasciar correre...
Tutto si regge, e non solo per le Banche finanziatrici di questa corsa al massacro, sulla valutazione delle riserve scoperte in questo "folle volo", quelle ancora da mettere in produzione, ma ci sono due dettagli su queste valutazioni:

  1. solo 6 trilioni di dollari di riserve sono estraibili delle 22 riserve trovate senza far saltare tutti i protocolli antinquinamento sanciti da quello di Tokio in poi;
  2. una bella fetta di queste risorse ha comunque dei costi estrattivi così elevati da spingere il prezzo del greggio al consumo ben oltre il valore di 150 dollari al barile che é ritenuto esiziale per la crescita economica; negli Stati Uniti gli alti prezzi del petrolio sono collegati alla recessione, anche se non tutte le recessioni sono collegate ai prezzi del petrolio, ed è un fatto acclarato che quando gli Stati Uniti pagano più del 4% del proprio GNP per il petrolio (o più del 10% del GNP per l'energia primaria) l'economia declina, in quanto il denaro viene risucchiato dall'acquisto di commodities energetiche a danno di altri beni e servizi.

Insomma, ci sono due tappi ben saldi alla reale possibilità di rendere liquide (é proprio il caso di dirlo...) le riserve sotterranee scoperte in seguito a quei famosi 1,5 triliardi di dollari investiti negli ultimi 5 anni per la ricerca e prospezione e temo proprio che le grandi banche avranno a breve delle brutte sorprese. E non saranno le sole ad averle...


( tratto da http://www.informarexresistere.fr/2012/12/08/fracking-lultima-diavoleria-dei-petrolieri-per-spremere-la-terra/ )

Ma ultimamente é arrivata la grande speranza del Fracking e dello Shale Gas: il Tight Oil e lo Shale Gas potrebbero raggiungere i 5 o anche i 6 milioni di barili al giorno solo negli Stati Uniti, assai di più dei 300/400 mila barili al giorno delle Tar Sand del Canada e dell'Alaska, che avevano fatto sognare gli investitori degli anni '90.
Imprese come la Halliburton, la Baker Hughes e la Shlumberger spingono come matti questo settore, rilanciando temporaneamente le aziende manifatturiere - soprattutto americane - con abbondanti risorse energetiche aggiuntive.
Le risorse di scisto, comunque, sono inappropriate per Paesi più densamente popolati, come gli europei, dove la perdita degli spazi agricoli (già scarsi) non potrebbe essere compensata dal rilancio delle attività, favorite dall'abbassarsi del costo dell'energia.
La produzione di tight oil negli Stati Uniti è probabile che raggiunga il picco prima del 2020 - a questo proposito ho assistito ad una conferenza che parlava addirittura di autosufficienza energetica degli USA nel 2017 - ma a mio parere potrebbe essere solo un rinvio temporaneo del problema di approvvigionamento in regime di crescita economica continuata.
A questo punto le speranze si rivolgono alle energie alternative verdi, alle applicazioni delle smart grid, all'autocontenimento dei consumi...
La scarsità di petrolio colpirà tutto nell'economia, causando carestie, siccità, guerre per le commodities ed un costo energetico forzatamente stabile, che manterrà a lungo la "deflazione" economica generale tanto temuta da Draghi e dalla BCE.
Detto ciò, evitate di credere in chi vi promette che la crescita economica (rimedio a tutti i mali del mondo) é dietro l'angolo.
Non voglio spendere troppe parole su questa mia perentoria affermazione e quindi vi invito solo a riflettere sui due grafici che vi accludo: gli USA, che sono senza dubbio e per tutti i versi l'economia più solida al mondo, hanno rovesciato sul mercato dal 2008 in tre ondate successive di Quantitative Easing (Q1, Q2 e Q3) ossia una valanga di liquidità che alla data raggiunge il valore cumulativo di 3,3 trilioni di dollari.
Con che risultato ?  L'indicatore ritenuto da loro stessi e a buona ragione il più importante (la percentuale di disoccupazione) non riesce a raggiungere lo sperato 6.5%, anzi nel febbraio 2014 é risalito al 6.7% dal 6.6% di gennaio.

... e, il giorno dopo, le conclusioni del lunedì !

L'amico Grumpy, caro al mio cuore sin dai tempi dalla mia gioventù lontana, mi rampogna perché... gli do solo cattive notizie !
Ma sono le notizie ad essere cattive, non il mio animo, gentile e capace di apprezzare le poesie, specie quelle di Trilussa...

La strada è lunga, ma er deppiù l'ho fatto:
so dov'arrivo e nun me pijo pena.
Ciò er core in pace e l'anima serena
der savio che s'ammaschera da matto.

Se me frulla un pensiero che me scoccia
me fermo a beve e chiedo ajuto ar vino:
poi me la canto e seguito er cammino
cor destino in saccoccia.

... anche se personalmente ho smesso di fumare dal 1974 e sono divenuto astemio dal 2010 !
E in quanto alle scelte per il futuro mi vien da ricordare la storia del ricco francese che abitava ai confini col Belgio e che durante la Prima Guerra Mondiale aveva dovuto varie volte trasferirsi per sfuggire all'avanzare del fronte; verso la fine del 1938 - certo che qualcosa di tremendo si sarebbe verificato in Europa ancora una volta - si mise in cerca di un luogo il più lontano possibile. Pensa e ripensa decise per un paradiso tropicale e vi si trasferì armi e bagagli: aveva scelto la splendida isola di... Guadalcanal, dove fu combattuta per molti mesi la più terribile e sanguinosa battaglia dell'intera Seconda Guerra Mondiale !!!

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