I - INTRODUZIONE

Il progetto di studio sulle reali produzioni di strumenti  scientifici nella città di Roma, dagli inizi del XVII  alla seconda metà del XIX secolo, è maturato dal 1993 durante le ricerche per la pubblicazione del volume “ SCIENZIATI ARETINI – dal ‘400 al ‘700 – STRUMENTI”, strutturato in una parte come catalogo descrittivo della esposizione omonima, collaterale alla mostra di antiquariato “CITTA’ DI AREZZO”, che compendia l’altra parte con il volume dallo stesso titolo, contenente la sezione “BIBLIOGRAFIA CRITICA” , a cura di Gianfranco Cini.
 

Inseriti in questo catalogo degli strumenti  [1]figurano, tra gli altri, alcuni oggetti di misura e/o di calcolo antichi , descritti nei minimi particolari in apposite schede scientifiche, che fecero  scaturire, allora, interessi di confronto, non solo tra quelli costruiti dalla stessa famiglia in epoche differenti, ma anche con un altro particolare e raro strumento, realizzato agli inizi del 1600[2].
 

Fu durante questi confronti di compassi firmati uno “Adam Heroldt” ( della prima metà del XVII secolo)  ed altri “Jacobus Lusuerg e Dominicus Lusuerg” (dalla seconda metà dello stesso XVII secolo in poi) che apparvero evidenti  alcune similitudini nelle scale di misura e di calcolo.

In particolare, la scala chiamata “ Pro Elevatione Bombardae ”,  che abbiamo riscontrato nell’unico compasso di calcolo e di misura militare di Adam Heroldt[3], la ritroviamo nella solita posizione circolare, con la stessa incisione delle indicazioni numeriche e con la stessa dicitura, anche nei compassi di calcolo e di misura militare di Jacobus Lusuerg (realizzati tra il 1660 ed il 1689 – anno della sua morte) e di Dominicus Lusuerg che ha continuato l’attività dal 1689 al 1744, -anno della sua morte[4].
 

Questa segnalazione consentì allora di ipotizzare che Adam Heroldt, al termine della sua vita di costruttore  (dal 1615 circa al 1655 circa) abbia ceduto la bottega a Jacopo Lusuerg  , il quale avrebbe continuato a Roma la tradizione  della produzione  di strumenti scientifici relativi alla matematica, alla misura, all’astronomia ed alla geodesia, secondo le richieste di questo periodo, servendosi anche dei libretti descrittivi  sia del progetto che della realizzazione di cui era sicuramente fornita la bottega, sita sempre vicino al “Collegio Romano”.

Tale ipotesi fu ripresa successivamente anche da  studiosi delle rispettive Università: Roberto Mantovani  di Urbino (nel 1994)[5] e Piero Todesco di Bologna (nel 1996)[6], in due loro pubblicazioni relative a strumenti scientifici firmati da questi costruttori Lusuerg  nel citare, condividendo,  questa nostra deduzione del 1993.

Da allora nessun altro serio indizio è scaturito per convalidare questa ipotesi di continuità costruttiva romana  fino al 2010, quando fu possibile costatare la presenza,  presso la Famiglia Luswergh (il nome è cambiato così nei secoli), di uno strumento firmato Adam Heroldt che testimonia ancora di più questa discendenza  e dipendenza tra le due famiglie romane.

 

Questo reperto, eccezionale nella sua qualità costruttiva, tramandato di generazione in generazione dai vari discendenti Lusuerg, ed oggi  di nostra proprietà, ci ha permesso di concentrare l’attenzione sulla vita  e sulla produzione di questi costruttori romani che, dai primi del XVII secolo fino alla fine del 1800, hanno fatto la storia della strumentaria a Roma.

 

Dalla ricerca sulla antecedente  situazione romana del  XVI secolo (cap. II) relativa alla costruzione degli strumenti scientifici, non sono state rilevate botteghe operanti nel territorio, ma solo alcuni oggetti firmati che caratterizzano una particolare produzione dal 1570 al 1600: orologi solari, globi stellari, sfere armillari, tutti  firmati “CARLO PLATO”[7], seguito nei primi decenni del 1600 da ”PAOLO FERRERI” del quale si conoscono solo due sfere armillari[8].

 

Abbiamo poi concretizzato i risultati di questa ricerca a vasto raggio, nazionale ed internazionale(cap.  III), descrivendo gli strumenti  costruiti da Adam Heroldt  dal 1615 al 1650 circa: quanti di questi  siano stati trovati (si tratta di 2 sfere armillari, 3 compassi, 1 orologio solare, 1 quadrante), ricordando le importanti collezioni private e museali  dove sono collocati. Rileviamo inoltre una altissima qualità di questi  prodotti sia dal punto di vista della loro realizzazione (costruzione meccanica, incisioni delle scale, delle lettere e dei numeri), sia per i contenuti  scientifici che risultano pari ai più moderni strumenti scientifici della stessa epoca , realizzati  fuori della Roma barocca, in Francia, in Inghilterra, in Germania.

 

A seguito della presentazione degli strumenti di Adam Heroldt oggi conosciuti, ci è sembrato opportuno   inserire nel capitolo ( IV) la descrizione, nei minimi particolari, del compasso di calcolo e di misura dello stesso costruttore,  per dimostrare che nei primi due decenni del 1600 erano presenti, non solo il compasso di Galileo Galilei, ma anche quelli di altri costruttori , come il nostro Heroldt,  che realizzava strumenti scientifici matematici  e di misura, atti a risolvere gli stessi problemi sia nel calcolo civile che militare.

 

Il possesso materiale dello strumento e la disponibilità dell’amico matematico Bruno Bruni, ci ha permesso di realizzare per ciascuna scala incisa nello strumento, sia di misura che di calcolo, la descrizione di come sia stata riportata nelle quantità numeriche, lo studio  geometrico e matematico dettagliato, risalendo alle formule progettuali ed alle modalità d’uso, per ciascuna delle 15 scale atte a risolvere gli altrettanti problemi. Le varie fasi sono state documentate di volta in volta con la fotografia della particolare sezione dello strumento con la sua posizione d’uso.

 

La conoscenza della Sig.ra Carla Fornari Luswergh, vivente a Roma,  la sua disponibilità a raccontare la storia della sua famiglia ed a mettere a disposizione i materiali avuti in eredità e provenienti dalle antiche generazioni di costruttori , ci ha stimolato ad affrontare il lavoro della stesura dell’albero genealogico  di tutta la famiglia (cap. V) e di poter attribuire ad ogni membro generazionale gli strumenti che hanno costruito e che sono ancora  oggi conservati presso le più grandi collezioni scientifiche, pubbliche e private.

 

Seguendo la discendenza Lusuerg, si evidenzia un senso di continuità, anche storica, di questa produzione presso il Collegio Romano,  certi del legame stabilitosi tra le due famiglie (Heroldt e Lusuerg) nella metà del 1600.

Probabilmente , per la produzione degli strumenti  veniva fatto riferimento alle indicazioni riportate nei libretti,  contenenti i dettagli di progettazione e di realizzazione  che, facendo parte del patrimonio della stessa bottega come tutti gli attrezzi in dotazione, erano tramandati di generazione in generazione.

Infatti i particolari di ogni strumento prodotto nelle varie epoche dalle due famiglie, le similitudini e le uguaglianze riscontrate  e riscontrabili  in elementi  costruttivi  di oggetti  realizzati, a distanza  anche di alcuni decenni,  dai personaggi di nuclei famigliari diversi, ci consentono di avvalorare la nostra ipotesi sulla cessione di questa bottega: l’attività passò dal fondatore Heroldt, senza successori, al primo componente la famiglia Lusuerg – Giacomo – che a sua volta lasciò al nipote Domenico e così via alle altre generazioni , fino alla definitiva cessazione della produzione scientifica strumentale, avvenuta nella seconda metà del 1800.

 

Dal  VI° capitolo in poi abbiamo riportato le produzioni di strumenti scientifici firmati dai vari componenti della famiglia Lusuerg che si sono succeduti alla guida della bottega elencando, per ogni nominativo  dell’albero genealogico, gli strumenti  firmati che documentano il gruppo strumentale della produzione individuale  di ciascun componente della famiglia Lusuerg.

Per tale elencazione nucleare abbiamo fatto la scelta di partire della data più antica incisa in ciascuno oggetto, sia esso un semplice compasso a punte fisse o un complicato torquetum oppure una sfera  armillare.

In tal modo il lettore, in base agli strumenti appartenenti  ad ogni gruppo individuato con il nome firmato,  si potrà rendere conto di ciò che è stata la produzione di quel certo personaggio, inquadrato storicamente nell’albero genealogico.

 

Altra scelta rigorosa in questa elencazione è stata quella di estrapolare, dalle varie “cassette matematiche “ dei Lusuerg, solo gli strumenti dove si rileva apportata la firma incisa, preferendo nell’ordine, quelli con firme accompagnate anche dalla data certa di produzione, nonostante fosse consuetudine di questa bottega incidere la firma del costruttore (seguita a volte dalla data) solo in alcuni degli strumenti contenuti nella cassetta, dando per scontato che anche gli altri avessero la stessa provenienza.

In molti casi l’analisi della cassetta matematica ci ha dato l’indicazione che non tutti gli strumenti in essa  contenuti  avessero la stessa firma. In particolare, nelle cassette molto complesse (ovvero con strumenti posti in contenitori interni a più strati) come ad esempio  quelle conservate presso il Museo Galileo di Firenze,  troviamo nel contempo  alcuni manufatti con la firma incisa di Jacobus Lusuerg ed altri con quella di Dominicus Lusuerg, altri ancora senza nessuna segnalazione.

 

In questo caso particolare sappiamo del rapporto di parentela tra i due costruttori nominati: Domenico è stato avviato all’arte strumentale dallo zio Giacomo il quale, in alcune occasioni di commesse, esigenti nei tempi delle consegne, abbia  stimolato  l’inserimento di qualche strumento firmato dal nipote.

Altra opinione possibile è che queste cassette siano state ordinate, nei primi del 1700, a Domenico (dopo la morte di Giacomo) e che questi abbia utilizzato  alcuni strumenti di magazzino realizzati prima della morte dello zio, assolvendo a necessità  di urgenze immediate, dettate dal mercato.

In ultimo, potremmo supporre che le istituzioni o collezionisti privati, proprietari di strumenti diversi, con firme  e date diverse ma della stessa famiglia Lusuerg, li abbiano riuniti in unico contenitore creando così la cassetta matematica che ne ha consentito la conservazione.

 

Per individuare facilmente tutti gli oggetti firmati abbiamo indicato sempre la collocazione museale della scatola (presso il museo o la collezione) oltre che, dove segnalato, il numero di inventario assegnato allo strumento  ed alla scatola che lo contiene.

Nelle successioni dove spesso si è ripetuto lo stesso nome tra nonno e nipote della famiglia Lusuerg ( o Luswergh), pertanto accanto al nome abbiamo inserito tra parentesi le date di nascita e di morte, prelevate dall’albero genealogico, per dare al lettore l’immediata collocazione storica della produzione e chiara  attribuzione di un manufatto, senza incorrere in errori di omonimia tra persone di epoche sicuramente diverse.

 

Per la stesura degli elenchi  abbiamo seguito il metodo della ricerca nei cataloghi delle collezioni,  sia private che dei musei,  prelevando foto  e caratteristiche accompagnate da citazioni della fonte, per  ogni oggetto firmato; in alcuni casi manca la foto ed in altri alcuni dati  descrittivi.

Non abbiamo la possibilità di reperimento per certi oggetti segnalati su alcuni cataloghi di aste di vendita di alcuni decenni fa che non ci danno la collocazione così come per  quelli del Data base della lista  “Webster Signature” [9]che segnala la presenza di strumenti, per noi interessanti, collocati presso “collezione privata”. 

 

Deduzioni:

L’analisi di quanto esposto ci ha dato la possibilità di confrontare materiali simili, prodotti  in tempi anche molto diversi, ed evidenziare per ciascuno i livelli di qualità  che  ci fanno riflettere sugli andamenti  delle specifiche caratteristiche di ogni settore produttivo generazionale.

Infatti, nelle produzioni derivate dalle prime tre generazioni ( quella di Heroldt, di Giacomo  e di Domenico Lusuerg) si evidenzia  alta qualità nell’uso dei materiali, nelle loro lavorazioni , soprattutto nelle incisioni delle scale, dei numeri, delle lettere  e nei trattamenti di finitura, occupando gli spazi rimasti liberi dai tracciati scientifici, con fregi floreali , mascheroni e con dorature a mercurio caldo che fanno assurgere questi manufatti  al livello di vere e proprie opere d’arte. Queste condizioni sono rimaste inalterate dalla prima metà del 1600 fino al 1744, anno della morte di Domenico.

 

Del figlio Angelo, che prenderà la guida della bottega dal 1744, si hanno pochissimi riferimenti, se non quelli riportati nel rispettivo capitolo, con la produzione  di alcuni semplici strumenti da disegno.

Probabilmente la produzione di strumenti scientifici era ad una svolta di radicale cambiamento, grazie alle continue scoperte scientifiche nei vari settori delle nascenti “fisica” e “chimica”, nella richiesta di nuovi apparati per gli esperimenti nei laboratori, che nel frattempo si erano organizzati nelle Università, quali le macchine per la meccanica, per il vuoto, per l’ elettrostatica, ed altri strumenti che differivano dalle costruzioni degli strumenti Rinascimentali per la Matematica, per l’astronomia, per le misure.

 

Ma è con il figlio di Angelo, Domenico (1754 – 1850) che si ha il cambiamento produttivo della bottega al Collegio Romano: sono infatti segnalate macchine per la caduta dei gravi, per le dilatazioni termiche , bilance e strumenti per l’elettricità, tutti  oggetti utili ai laboratori dell’Università romana, dove egli stesso era  nominato “macchinista” responsabile del patrimonio strumentale del Gabinetto di fisica.

Questo  membro della famiglia Lusuerg costruisce ancora alcuni strumenti della tradizione antica, come il “GONIOMETRO  a DUE ASTE” firmato “Dominicus Lusvergh – 1793” (scheda  9 – cap. IX – D), conservato presso il Museo Galileo di Firenze.

Tuttavia, se confrontato lo stesso oggetto con quello costruito dal suo antenato omonimo,  quasi 100 anni prima e firmato “Dominicus Lusuerg F. Romae 1710”,  (scheda n. 15 del cap. VII - B), ci rendiamo subito conto della perdita di  capacità manuale che si è verificata nel corso di due generazioni.

 

Quello antico è proporzionato ed elegante, sia nel cerchio che nei due bracci, invece quello del 1793 ha completamente cambiato assetto geometrico, presentandosi tozzo e sbilanciato; anche le incisioni di scale, numeri e lettere sono completamente diverse e peggiorate nella presentazione .

Tale discesa della qualità si riscontra anche in altri strumenti  da noi pubblicati, realizzati nella prima metà dell’800 da Luigi (fratello di  Domenico) come da Angelo (figlio di Domenico), per arrivare a Giacomo che prende il posto di macchinista presso il gabinetto universitario di Roma, sostituendo il padre Angelo, dopo la sua morte. In questa veste di dipendenza, non  costruisce più strumenti  simili a quelli delle precedenti  generazioni Luswergh, ma  realizza alcuni strumenti all’interno del gabinetto di fisica per le esperienze nel campo dell’elettricità e della meccanica, continuando, assieme al padre, a vendere, verso la metà dell’800 sempre al Collegio Romano, alcuni tipi di strumenti  importati dalla Francia.

 

La crisi relativa all’impoverimento della proposta commerciale degli strumenti,  sposta l’interesse di Angelo e di Giacomo  verso la nascente FOTOGRAFIA; consolidano questa attività con la creazione a Roma di uno tra i più prestigiosi studi fotografici, si specializzano soprattutto in ritratti e vedute panoramiche di Roma, realizzando anche album con foto ricordo per i turisti della metà dell’800.

Con Giacomo, negli anni 1870 – ’80,  finisce dunque la produzione scientifica della famiglia Luswergh.

 

Un ultimo tentativo di trasformazione dell’azienda da artigianale ad industriale, come i tempi  di allora richiedevano, è ad opera del fratello di Giacomo – Tommaso Domenico, con l’attivazione di una “FONDERIA LUSWERGH” con circa 300 addetti alla produzione di lampioni, tombini, ecc., la quale, dopo alcune vicissitudini economiche negative, verso gli anni 1880, viene chiusa definitivamente  per fallimento.

 

La nostra ricerca termina con gli ultimi successori  Luswergh  per arrivare ad una conclusione logica sull’appartenenza delle notizie e dei materiali storici, posseduti ancora dall’ultimo dei Luswergh, la Signora Carla Fornari Luswergh, che ha gentilmente collaborato,  aiutandoci a dimostrare l’attendibilità delle nostre affermazioni storiche.

 

Fausto Casi


[1] Fausto Casi, Scienziati aretini dal ‘400 al ‘700 – STRUMENTI, Centro Affari  e Promozioni, Arezzo, 1993.

[2] Ivi, riferimento di confronto alle foto e alle schede n. 13 e 62.

[3] Ivi, foto n. 13 a pag. 28 e scheda n. 13 a pag. 99 – 100.

[4] Ivi, foto n. 62 a pag. 61 e scheda n. 62 a pag. 121.

[5] Roberto Mantovani, il filo del tempo: l’antico laboratorio fisico in strumenta selecta, Liceo Ginnasio “Conti Gentili”, Alatri (FR), 1994.

[6] Piero Todesco, la famiglia Lusverg dal ‘600 all’ ’800, memorie della Società Astronomica Italiana – S. A. It., Vol. 66° - 4 – pag 895 – 901, 1996.

[7] Vedi cataloghi: Filippo Camerota e Mara Miniati, i Medici e la scienza  - strumenti e macchine nelle collezioni granducali, Giunti, Firenze Musei, 2008, pag. 72; GerardL’E. Turner, Strumenti Scientifici del Rinascimento Italiano, fontana sedici - Collezione Koelliker, Torino, 2005, pagg. 46 -47 – 48 – 49;  Elly Dekker, GLOBES at Greenwich, Oxford University press and the National Maritime Museum, Oxford, 1999, pagg. 206 – 207 – 208; pag. 206 – 207 e pag. 221 – 222.

[8]Vedi cataloghi:  Elly Dekker, GLOBES at Greenwich, Oxford University press and the National Maritime Museum, Oxford, 1999, pagg.154 – 155 – 156 – 157 – 158; Matteo Fiorini, sfere terrestri e celesti di  autori italiani, presso la Società Geografica Italiana, Roma, 1899, pag. 302 – 303.

[9] Websters' Instrument Makers Database – Adler Planetarium Chicago (IL),