Tre dicembre 2013. Vigilia di Santa Barbara. Un altro giorno da segnare nigro lapillo, in nero. “Tutti giù per terra?”. Dopo lunga ruminazione, fra tre giorni la Corte Costituzionale si pronuncia sul ricorso di un cittadino (quisque de populo) che chiede venga invalidata la legge elettorale vigente, definita “una porcata” da Roberto Calderoli, suo padre putativo, perché gliela cambiarono in corso d’opera.   

L’Italia è un Paese strano. Dal crinale alpino a Capo Passero la vita vi scorre malgrado governi e malgoverno. La popolazione provvede a se stessa. Si barcamena. Un tempo lo Stato si faceva vivo solo con l’esattore delle tasse e la cartolina precetto. Adesso il sacro dovere del cittadino di difendere la Patria è stato messo in soffitta. Le tasse invece no. Ci sono, molte più di prima, anzi; e senza che se ne veda il ritorno. Dal 1848 la Nuova Italia ha condotto eroiche battaglie per abolire  gli ordini ecclesiastici “contemplativi”; oggi mantiene una miriade di pubblici impiegati parassitari, un esercito di esattori e di autovelox per ripianare i debiti di amministrazioni spendaccione. Confiscò i beni ecclesiastici in nome del progresso e ora si svena con la cassa integrazione, ordinaria, speciale  e in deroga,  mille altri sperperi e promette un obolo a cittadini incentivati a non far niente.

Ma il tre dicembre forse lo Stato annienta se stesso, mentre il procuratore generale della Corte dei Conti, Raffaele De Dominicis,  prospetta la nullità di tutte le leggi  sul finanziamento pubblico ai partiti emanate dopo il 1997. Se la Corte Costituzionale sentenzia che la legge elettorale vigente è “illegittima”, lo sono anche le Camere e lo è pure il presidente della repubblica, votato da un parlamento abusivo. Vien da dire: “E’ la legge, bellezza!”. In effetti, è così. Da decenni il vuoto della “politica” è stato colmato da un Ordine, la magistratura, che giorno dopo giorno è divenuta  Potere, dinnanzi al quale l’Esecutivo e il Legislativo, gravati da avvisi di garanzia, rinvii a giudizio, condanne, si sono inchinati: proni, supini. Il declino dura da decenni. Alla radice non vi fu Tangentopoli. Vi fu la criminalizzazione, a freddo, della Loggia Propaganda Massonica n.2 (la P2): indiziata di attentato alla Costituzione (1981) e sciolta dal Parlamento (1982), anche se poi assolta dall’imputazione di cospirazione, ma solo nel 1994, quando la frittata era bruciata da tempo. La Commissione d’inchiesta, che si condusse da Tribunale Speciale, screditò  i partiti che avevano esponenti nella loggia demonizzata: liberali, socialdemocratici, socialisti, repubblicani, democristiani “occidentali” e la Destra non eversiva. Lì si ruppe l’equilibrio dei Poteri.  

Da allora Legislativo ed Esecutivo, travolti dai marosi, non hanno più varato alcuna riforma memorabile. E oggi annaspano. Basti constatare che, a pochi mesi dalla loro scadenza, non si sa se i Consigli  provinciali saranno rieletti o meno, né quale ordinamento avranno i consigli dei piccoli Comuni. Così governo e parlamento distruggono alla radice l’interesse dei cittadini per la vita politica, che ha radici nell’amministrazione locale: i sindaci e i presidenti delle Province, eletti con metodo maggioritario. A spezzare il filo un tempo tenace tra cittadini e istituzioni non sono solo la criminalità organizzata, i clandestini santificati come “profughi” (un falso linguistico che copre una menzogna ideologica), né chi, francescanamente, allo Stato  (che dovrebbe essere legge erga e super omnes) antepone l’ assemblea dei credenti. A recidere quel legame nato con l’Italia di Vittorio Emanuele II, Cavour e Garibaldi sono il governo con provvedimenti arruffati (la tassazione sulle proprietà è solo uno dei tanti esempi lampanti) e un parlamento che passerà alla storia per aver espulso un proprio membro ratificando una sentenza con efficacia retroattiva: un calcio alla civiltà giuridica, come in Italia accadde solo nei mesi nefasti dell’ “epurazione”, in molti casi attuata da chi cambiò il colore della camicia ma non quello della toga. Funesto. Un caso esemplare? Ettore Casati fu presidente di sezione della Corte di Cassazione con Mussolini e ministro della Giustizia nel governo Badoglio.

Tre dicembre, dunque…Vigilia di Santa Barbara. La Corte Costituzionale potrebbe decidere: “Tutti giù per terra”. Ma rialzarsi non sarebbe un gioco da bambini...