Caro Carlo,
ho letto questo articolo che mi hai inviato (
A scuola si usa un linguaggio astruso - ndr) e l'ho trovato sinteticamente valido per aprire una riflessione, che però non deve investire solo il linguaggio ma anche il costume e, soprattutto, la responsabilità genitoriale, molte volte del tutto carente di fronte a richieste spesso disperanti o disperate.
Come avevo avuto occasione di dire in una precedente occasione, è d'altronde incoraggiante trovare nei ragazzi una capacità di sentire, di riflettere, di emozionarsi e di comunicare i loro sogni, le loro perplessità e le loro paure.
Una capacità
che gli adulti sembrano aver perduta mentre loro, se ascoltati e stimolati, riescono a comunicarci la realtà di un mondo, il nostro mondo, che noi adulti non sappiamo più o non vogliamo ancora conoscere.
E ti propongo quindi qualcosa di bello e di interessante: copiati senza alcuna correzione, questi due temi - il primo di un quattordicenne e il secondo di una diciassettenne - rivelano una sensibilità ed una potenza espressiva incredibilmente elevate, forse e purtroppo destinate ad essere prima smorzate e poi sconfitte dal conformismo globale.
Ovviamente te li mando anonimi e senza alcun riferimento alla scuola da cui provengono...

Valeria

TEMA LIBERO
Un racconto realistico


Sono le quattro del pomeriggio, fuori fa freddo e siamo tutti sulla solita panchina vicino alla piazza dove siamo cresciuti un po’ tutti, alcuni ci sono cresciuti altri invece ci dovranno crescere, in quella piazza, dove vai solo se hai da fare qualcosa di “importante”, come dicono i miei amici riferendosi alle canne o a “roba seria”.
Siamo lì, insieme a me ci sono circa cinque ragazzi e due ragazze e stiamo aspettando un amico che arriva con la macchinina, così almeno ascoltiamo un po’ di musica.
Finalmente lo vediamo arrivare con la musica a palla, parcheggia e scendendo dalla macchinina tira fuori il suo cilem e il bocco di fumo.
Si mette a fumare e dopo tre tiri me lo passa ma io rifiuto passandolo ad un altro mio amico che intanto comincia a fumare.
Sono le cinque, fa più freddo di prima, un mio amico sta male perché ha fumato troppo, io invece ho fatto solo un tiro. Prendo il mio amico a braccetto e lo accompagno alla fontanella a bere e a sciacquarsi per vedere se si riprende, ma non è così; è sempre bianco nel volto, sembra quasi un cadavere, ha gli occhi rossi semichiusi e non riesce a parlare, ma ad un certo punto si gira verso di me e mi ringrazia. Io gli rispondo con un sorriso, mentre camminiamo lui si accascia a terra svenendo ed io tramortito lo guardo e cerco di svegliarlo.
Al suo risveglio lo alzo e adesso mi ritrovo a reggergli la testa mentre lui vomita; mi sono ritornati in mente tantissimi ricordi di me e di lui in questa piazza quando eravamo bambini. Prima pensavamo solo al pallone, invece adesso guardate un po’ dove siamo finiti: a drogarci su una panchina ascoltando la TEKNO e a reggerci la testa a vicenda se le cose stanno andando male. Forse per questo ci chiamano “gioventù bruciata”.
Forse adesso sta meglio, lo alzo e lo porto su di una panchina, gli altri sono andati via perciò io sto qui con lui.
Sono circa le sei e mezzo e lui si è addormentato mentre io sto qui seduto a fumare una sigaretta e a fissare il vuoto; sto vedendo in lontananza la macchina dei carabinieri. Sveglio il mio amico che ora sta meglio, si sono fermati e sono scesi, ci hanno fatto cenno di alzarci e adesso ci hanno detto di tirare fuori tutto quello che avevamo in tasca, hanno visto che non abbiamo niente e quindi se ne sono andati.
Sono le sette e ho accompagnato il mio amico a casa. In questo momento penso: “ma se in un’altra vita avessimo preso una droga e tutto questo fosse un’allucinazione?”, io lo spero perché non voglio che mio figlio cresca così, su una panchina a drogarsi e a dire che la vita fa schifo, non voglio che faccia i miei errori.
Sono le dieci e mezzo, sono nel letto ed ho appena finito la sigaretta quindi mi metto a dormire.
 

TEMA SU TRACCIA
Il principio dell'autoinganno


L’autoinganno, sì, è necessario.
E’ necessario per non impazzire, per avere una guida razionale nella nostra vita e nel nostro porsi degli scopi.
L’autoinganno è necessario per non fare crollare tutto questo mondo in cui siamo abituati a vivere, l’autoinganno è necessario per facilitarci la vita, per credere che noi abbiamo un senso, che siamo importanti.
Se tutti si rendessero conto della realtà… crollerebbe tutto!
Crollerebbero i mestieri, le feste nazionali, la società, crollerebbe il nostro senso di assoluta importanza e superiorità come esseri umani e questo … non piacerebbe a nessuno!
E’ troppo più facile vivere nell’inconsapevolezza: sai già tutto!
Sai cosa rischi e cosa non rischi nella società, sai cosa devi fare ogni giorno, quale maschera devi mostrare nei singoli momenti della giornata …
Vivendo nella consapevolezza non sai più nulla! Non hai più nessuna certezza!
Qual è il tuo vero scopo nel mondo che vivi non è la vera realtà; qual è e come devi comportarti in essa?
La verità è che smetteresti di vivere, al massimo accontenteresti il tuo corpo con beni “primari” di cui hai bisogno e di cui non puoi fare a meno per la sopravvivenza ma poi… rimarresti lì… impalato a riflettere e ad osservare la tua vita che si vive da sola.